Foto Nicola Longo

Oltre il vissuto quotidiano c’è una parte di noi che riesce a mantenersi incontaminata, che vive in una dimensione parallela e che è pronta a donarci parole inattese per farci conoscere volti nuovi della vita, del mondo e di noi stessi.
Viviamo a volte queste parole in silenzio o le teniamo pronte per quando l’emozione ci prende o, ancora, le utilizziamo per un modo di sentire, di conoscere e di dire riservato, quasi intimo che libera e dà sollievo.
Ci sono persone che fanno di queste parole il loro linguaggio privilegiato ed abitano la scena dell’arte esprimendosi a voce alta; ci sono altri che invece le tengono quasi per sé, le pronunciano sottovoce e tuttavia affidano ad esse i loro sentimenti più profondi ed autentici.
E’ il caso di Nicola Longo che scopriamo coltivare fin dall’infanzia il linguaggio dell’arte limitandosi a pochissime comparse sulla scena dell’ufficialità. Nato a Tripoli nel 1931, torna in Italia all’età di dieci anni. Dal 1947, giovane studente, inizia a realizzare le prime opere che hanno il sapore del ricordo: i colori sognanti, le luci che ammantano la composizione di mistero, un gusto per il colore che lo accompagnerà nella produzione a seguire.